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Conferenza stampa, GASPERINI: "Inaspettate le parole di Ranieri, mai toni così aggressivi prima d'ora. Non voglio creare danni alla squadra" (VIDEO)

17/04/2026 alle 13:15.
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Domani alle ore 20:45 andrà in scena allo Stadio Olimpico l'attesissimo scontro diretto tra Roma e Atalanta, valido per la trentatreesima giornata di Serie A. I giallorossi sono sesti in classifica con 57 punti e la Juventus quarta dista tre lunghezze, mentre la Dea è settima a quota 53. Oggi, giornata di vigilia della partita, Gian Piero Gasperini ha parlato in conferenza direttamente dalla sala stampa del "Fulvio Bernardini" di Trigoria. Le sue parole:

Gasperini prende la parola: "Allora, c'è stata questa intervista di venerdì scorso che ha creato tutta questa situazione in settimana. Per me è stata veramente una sorpresa incredibile, perché non c'è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che facevamo magari con altra gente, oppure nei rapporti tra noi due. Quindi è stata una cosa veramente inaspettata. E dico che in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, questi toni da parte sua. Da quel momento in poi mi sono solamente preoccupato, primo di non rispondere, secondo di cercare di, anche se involontariamente sono coinvolto, non creare nessun tipo di danno, nessun tipo di difficoltà alla squadra, principalmente, e anche nel rispetto del pubblico. C'erano 60.000 persone, ce ne saranno magari 30.000, forse anche di più domani, che vengono allo stadio per vedere la partita, una partita importante, di livello, dove noi abbiamo ancora delle chance per poterci giocare. E credo che la cosa importante sia questa. E quindi gradirei veramente che parlassimo di questo, anche perché non sono intervenuto durante tutta la settimana, avrei voluto cercare di impedire tutto questo, ma è stato impossibile da parte mia. E quindi da oggi vorrei veramente che parlassimo di calcio, del rispetto per una partita che alla 33esima giornata, una partita dopo tante giornate, dopo un campionato, un percorso che abbiamo giocato insieme. Mi auguro che sia una bellissima partita"

In settimana si è parlato solo dei rapporti interni. Quanto è difficile preparare questa partita?

"Mio malgrado ho subito tutto questo impatto mediatico. Per me e la squadra l'alibi è zero. Domani abbiamo nella testa l'idea di giocare una partita, quindi siamo in un percorso, vicino al rush finale. Partita più importante per noi, ho voluto spostare la concentrzione solo sulla gara. Fondamentale non creare alibi o creare danni alla squadra o ai tifosi. Questo è stato l'unico mio obiettivo"

C'è tensione interna sulla gestione degli infortuni?

"A volte è motivo di confronto e discussione interna, che è normale. Wesley si sente di poter giocare, ha grande generosità, effettua sprint, scatti e tiri. La parte medica considera giustamente che ci sono dei rischi, su questo si è innescato discussione e problematiche. Ma da qui a fare tutto un altro tipo di discorsi ce ne passa. Wesley vuole esserci, magari dall'altra parte si frena. Vedremo entro domani. Se il medico dice no non posso fare nulla, mi sono sempre attenuto alle indicazioni mediche. Non posso forzare delle situazioni. Tutti gli alenatori dipendono dall'ok medico prima di usare un giocatore"

Tutta questa situazione può incidere sulla mente dei giocatori?

"Zero, dobbiamo giocare una partita importante. Nessun alibi. Anzi, semmai un po' di benzina in più. Credo che la gente lo capisca e sono convinto sosterrà ancora più forte la squadra"

Si sente più vicino o può lontano dalla Roma per la prossima stagione?

"Lei continua a parlare di altre cose, io parlo di partita. Ho già detto non voglio creare problemi e con queste domande lei crea problemi. Faccia una domanda sulla partita"

Chi in attacco?

"Soulè, Malen. La formazione è quella, a parte i giocatori fuori. Non è cambiato niente rispetto alla settimana scorsa se non che abbiamo perso Pellegrini che è un peccato. La rosa è definita. Ci sono El Shaarawy, Zaragoza. Pisilli ha avuto una distorsione alla caviglia ma sembra aver recuperato. Le alternative sono quelle"

Lei aveva detto che la società non gli ha cheiesto la Champions. Secondo lei questo obiettivo può orientare le scelte che verranno prese a fine anno?

"Questo deve chiederlo chiaramente alla società, ma la società in questo è stata sempre molto chiara e devo dire lo è stato anche Ranieri. Io invece ho sempre pensato che noi con molto poco eravamo possibili (da Champions, ndr), e lo siamo ancora. Lo consideravo un obiettivo da subito, da quando sono arrivato, lo consideravo a maggior ragione a gennaio, ma ho sempre spinto in questa direzione per cercare di migliorare la squadra, non per motivi personali, ma perché ho sempre creduto che fosse possibile. E ancora oggi, nonostante tutte le defezioni insomma che abbiamo avuto in questi mesi, perché da fine dicembre in poi abbiamo avuto tutta una serie di defezioni importanti. Fino a quel periodo c'è stato uno standard continuo di squadra, di prestazioni di squadra e di componenti di squadra, non abbiamo mai avuto fino all'andata delle defezioni così continue e così lunghe. Ci sono stati infortuni di Ferguson, ci sono stati infortuni di Dovbyk, però riuscivamo a compensare. A un certo punto, insomma, da gennaio in poi, si è aggiunto Soulé, si è aggiunto Dybala soprattuto, è arrivato Malen. Però ho sempre pensato nella mia testa che noi, anche così, ma con un po' di idee in più, avremmo avuto ancora più chance. Ma questo rientra nella dialettica dei confronti che si fa in qualunque azienda. E ripeto, non sono mai stati dei toni con Ranieri. Mai stati dei toni così aggressivi come con Ranieri. Adesso siamo qui e giochiamo, giochiamo ancora, nonostante tutto siamo convinti. Domani affrontiamo una squadra molto forte, non solo perché è una diretta concorrente con noi, ma anche per prendere punti alla Juventus e al Como. Anche per loro forse è l'ultima chance, forse non basta neanche. Ma è una squadra che poi ha un passato dietro, cioè, è una squadra che l'anno scorso è arrivata terza, una squadra forte, con una grande rosa, una squadra che ha fatto la Champions. È un ostacolo duro, se lo superiamo io quando ero all'Atalanta consideravo sempre la Roma, un limite, no? Cioè, se noi battiamo la Roma, sicuramente siamo in Europa, probabilmente siamo in Champions. La vedevo sempre in questo modo. Ora che sono da questa parte dico, se noi battiamo l'Atalanta siamo autorizzati a giocare in Champions, meritiamo di giocare la Champions. Paradossalmente adesso sono da questo lato. Ci sono delle squadre che sono, poi è chiaro, c'è l'Inter, la Juve, il Milan, Napoli, che sono sempre state un passo un po' più avanti. Però questo è il parametro che io mi sono sempre creato. Con l'Atalanta domani così. È una squadra che fa la Champions da anni, una squadra che è costruita con una rosa importante, senza ritornare poi al passato, e quindi la vedo, la vedo in questo modo per la Roma"

Le chiedo secondo lei quanto manca alla Roma e cosa la preoccupa di più eventualmente come programmazione futura.

"Ho detto che esiste questa differenza, ho detto che ho sempre lavorato per cercare di migliorare la mia squadra, ho sempre spinto, ho sempre motivato nel tentativo di migliorare la mia squadra per quelli che sono i miei ideali di calcio. Sono stato chiamato qua per sviluppare una squadra per quelle che chiaramente sono le mie idee di calcio, quindi ho sempre spinto in una direzione di certi tipi di giocatori e questo è sempre stato il mio intendimento, senza altri scopi. La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere subito, se possibile, non aspettare niente, se possibile subito. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata sicuramente, probabilmente più agevole, però ci proviamo lo stesso. Per me l'obiettivo rimane quello".

Cosa pensa di questa Atalanta e di Palladino?

"Raffaele l'ho conosciuto quando aveva 17 anni. Poi sono andato a vederlo in una partita di Serie C e poi dopo l'ho allenato prima in Primavera, con la quale abbiamo vinto Viareggio, poi dopo l'ho allenato negli anni a Genova e poi, quando ho iniziato a fare l'allenatore a Primavera. Credo di essere stato a lungo un riferimento anche per lui, ma le tensioni della gara sono normali, anche tra... cioè le tensioni della gara, ognuno tira per la sua squadra, questo mi sembra evidente, poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, ma è anche giusto che sia così. Io avevo degli amici quando giocavo che ci davano di quelle legnate durante la partita, poi andavamo a cena insieme. Magari ti dai i peggiori insulti, purtroppo l'agonismo è fatto anche di queste situazioni, ma poi deve rientrare tutto nelle leggi dello sport. Le leggi dello sport sono quelle che io non solo affronto con una squadra costruita, io lo sento, la Champions. Sono venuto via da Bergamo che avevo ancora un anno di contratto, con una società che voleva assolutamente allungare il contratto, dove io consideravo che il ciclo si era chiuso perché ritenevo che non fosse più possibile fare da parte mia di più di quello che avevamo fatto. Era giusto che ci fosse qualcun altro. Avrei mantenuto e rispettato il mio contratto, ma avevo già detto da mesi che non avrei più rinnovato. Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto. Sicuramente è stata una storia lunga, nove anni. Io mediamente sono stato otto anni a Genova e nove anni all'Atalanta, vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta. Che forse lavorare con me tanti anni, certo che in nove anni a volte succedono dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti delle cose. Probabilmente succede anche tra marito e moglie, non è solo tra chi. Quando si sta insieme tanti anni, si possono tirare fuori 3, 4 episodi, 5 episodi, magari così di scontro. E quanti ne tiriamo fuori di quelli positivi? 50? 150? Si potrebbero tirarne fuori a centinaia. Poi ho fatto questa scelta e sono contento di averla fatta perché secondo me la proprietà non era più in pieno per caso. La considerazione sull'allenatore non era più la stessa, ma questo senza nessun tipo di problema. Constato questo, ho cambiato e ho cambiato dopo la fine del campionato. Quando la società m'ha dato la possibilità di trattare con altre squadre, sennò io andavo avanti ancora un anno."

Sente che la Roma può alzare l'asticella?

"Sono venuto con quello spirito, poi dopo si vedrà Intanto siamo lì a giocarci queste ultime 6 partite. Quando ho avuto modo di conoscere questa proprietà, ho fatto una scelta anche rispetto ad altre cose. Se riesci a fare bene a Roma, hai una gratificazione importantissima. Sono venuto con questo spirito"

Domani sarà più fattibile rubare palla dall'alto o una costruzione dal basso?

"Queste sono sicuramente due squadre molto simili in questo. Certo, ci sono dei dettagli all'andata, ci sono delle cose all'inizio che per noi erano state molto buone. Dopo abbiamo sofferto molto la loro pressione, soprattutto la loro voglia in quel momento di vincere. Quindi sono due squadre molto equilibrate, lo dice anche la classifica, anche se noi siamo davanti. Sono due squadre che si conoscono, sicuramente. So benissimo che quei ragazzi hanno un nucleo straordinario che garantisce sempre grande competitività, però io sono anche con i miei ragazzi, che hanno avuto uno spirito tutto l'anno strepitoso. Io credo che domani sia veramente una bella partita, una partita molto difficile per entrambe, molto equilibrata. Ecco, questo, mi piace parlare di questo, parlare di questo tipo di scontro. Quindi mi auguro, anzi sono convinto che avremo anche la gente che darà una mano ai nostri giocatori ancora di più per cercare di, perché è una partita non decisiva, cioè decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente il caso. Abbiamo questo obiettivo che non è quello dichiarato, ma è quello che abbiamo sempre voluto io e tutta quanta la squadra, e ce lo giochiamo. Insieme, insieme ai tifosi che devono pensare alla partita. Mi dispiace di questo perché la gente dovrebbe pensare a sostenere la propria squadra per questa partita"

C'è un qualcosa che ruberebbe dall'Atalanta?

"A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell'ambiente esterno c'è veramente tutto per poter far bene, magari con altre caratteristiche. A Bergamo io ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, chiaramente, e una tifoseria, essendo una sola squadra in una città piccola, compatta, unita a quella che è la squadra e a quella che è la società, questo ha creato un clima ideale. Soprattutto la capacità di aver costruito una squadra forte nel tempo, per tanti anni, una prima squadra dove non c'erano solo dei giovani e dei ragazzi che sono stati valorizzati e hanno venduti per merito della società a delle cifre importantissime che hanno reso questa società ricchissima. Pensate solo quest'anno, vendite di Lookman, i Retegui, i Ruggeri, cosa hanno portato oltre le rendite della Champions. È diventata una società ricchissima, ma la capacità anche di questa società di operare, di costruire insieme a me una squadra, dove c'era però dei giovani, c'era Gomez, c'era Zapata, c'era Ilicic, c'era De Roon, è arrivato a un certo punto Kolasinac, cioè c'è un nucleo molto forte che è andato avanti per anni. E poi è stato sostituito poi da Ederson, integrato da Lookman, Scamacca, cioè è cambiata molto, ma c'è stato sempre un nucleo di muscoli, fortissimo non solo di ragazzini e di giovani, ma una squadra forte, che poteva anche poi cambiare con degli introiti per la società straordinaria nel vendere, pensate a Romero, pensate, ma veramente tanti, e reinvestire, facendo utili. L'anomalia dell'Atalanta è stata che per nove anni ha giocato in Europa con le migliori squadre italiane e europee, facendo utili. Questa era la vera anomalia. Facendo utili tutti gli anni, e questa è stata la cosa straordinaria, ma non solo per Gasperini, chiaramente molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l'allenatore. Poi la proprietà è cambiata, forse anche perché non c'era più il papà con il quale ero più legato"