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Er giro de Peppe

30/03/2026 alle 18:25.
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LAROMA24.IT (A. CIARDI) - Quattro partecipazioni alla fase finale della Champions League in sedici anni. Una Conference League che ha fatto pure storcere il naso ad alcuni tifosi che forse in preda ad amnesie ogni tanto credono di parteggiare per il Real Madrid. Una serie inimmaginabile di figure patetiche in Coppa Italia. Allenatori, direttori sportivi e direttori marketing entrati e usciti senza soluzione di continuità, spesso annunciati come fenomeni e quasi sempre salutati come appestati. Anche perché c'è sempre stato bisogno di giustificare chi restava, un po' come nei municipi, dove puoi defenestrare sindaci e assessori ma guai a incolpare i santoni degli uffici tecnici.

La Roma americana perde il pelo ma non il vizio. Da sedici anni gira attorno alla rotonda ma non arriva mai. Inutile distinguere tra era Di Benedetto-Pallotta ed era Friedkin. I modi sono profondamente diversi, gli effetti terribilmente simili. Le distinzioni le lasciamo ai nostalgici e agli haters del consorzio che faceva capo al bostoniano James Pallotta, per gli amici Jim, così come a chi ha accolto Friedkin come un liberatore, adorandolo solo perché per qualche mese stava in tribuna autorità indossando la mascherina in uso sotto COVID con impresso il vecchio logo della Roma. Adoratori che poi si sono trasformati in odiatori. Come spesso capita. Le dispute fra queste due fazioni, tra la fanbase della prima era e i sostenitori della seconda, fanno tenerezza. Combattute a colpi di "prima tutti gli anni stavamo in Champions League". Mai vero, tra l'altro, e non è necessario neanche consultare internet o avere memoria forte, basterebbe leggere un Almanacco Panini: la Roma di Di Benedetto-Pallotta centrò la fase finale quattro volte in dieci anni, quindi non è vero che ogni anno la Roma giocava in Champions League.

Ogni anno la stessa storia, si chiede pazienza. Peccato che numeri alla mano non esiste tifoseria più paziente di quella della Roma: tre scudetti in novantanove anni. La Roma americana non arriva mai. Sembra che voli, si pianta, riparte, cancella e ricomincia. Accoglie, riaccoglie e mai raccoglie. Saluta totem come Totti e De Rossi, poi li riprende vestendoli di panni nuovi, e li rimette alla porta giurando che non è escluso il ritorno e canticchiando che certi amori fanno giri immensi. I giri immensi della Roma, che si appresta ad affrontare il segmento finale e determinante di stagione con la solita modalità. Modalità di rincorsa, con le ultime partite considerate ultima spiaggia, con l'ennesimo allenatore accolto per fare rivoluzione, ma che risultando in corso d'opera scomodo per chi cerca alibi, viene messo in discussione per modi, espressioni e infine risultati. Che come al solito vengono accollati ai tecnici e mai a chi gestisce la Roma in giacca e cravatta. La solita Roma, il solito giro attorno alla rotonda. Hasta la restauración!

In the box - @augustociardi75