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Un Capitano è per sempre Roma lo sa

06/02/2026 alle 08:20.
totti-17-giugno-2001

IL TEMPO (T. CARMELLINI) - Non siam mai stati particolarmente attaccati a un giocatore, piuttosto che a un altro. Ma chi quel 28 maggio del 2017 all'Olimpico non versò nemmeno una lacrima, non si può definire romanista. L'addio di Totti al calcio giocato è stato una linea di demarcazione tra passato, presente e futuro per il popolo romanista. Una di quelle cose che ti segnano e non a caso è divenuta poi una sorta di film-documentario di quello che è stato il giocatore più rappresentativo della Roma degli ultimi trent'anni: probabilmente il più forte di sempre, ma su questo si potrebbero aprire discussioni infinite. I numeri comunque dicono quello, senza voler entrare nella specifica «trattativa».

La cosa inspiegabile è che un uomo cosi, un calciatore di un livello tale, universalmente riconosciuto come uno dei giocatori più forti di sempre di questo sport, così legato alla Roma e alla Città Eterna, non sia rimasto all'interno di un perimetro per poter continuare a dare il suo contributo alla causa giallorossa. Una cosa che per certi versi verrebbe naturale e così è stato in tutte le grandi società del nostro calcio: Maldini al Milan, Facchetti all'Inter, Boniperti, Nedved e Chiellini alla Juve.

Ci avevano provato, Totti aveva accettato di restare, ma poi si è trovato «stretto» all'interno di un ruolo che non sentiva suo. Un dirigente, che si possa definire tale, deve avere un margine di manovra che all'epoca non fu lasciato a Totti e a quel punto il «capitano» si chiamò fuori. Ora si riparte, nulla è stato ancora deciso, ma stavolta i Friedkin sembrano aver capito che Totti può essere un valore aggiunto che la società deve riuscire a sfruttare: come scouting, come uomo immagine di un club che rappresenta, da sempre, in giro per il mondo... suo malgrado.