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Gasp padrone di Roma. Vola a un passo dalla Champions: "Io voglio vincere"

18/05/2026 alle 07:13.
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A fine partita non sapeva neanche più come esultare. Prima è corso ad abbracciare un po' tutti, poi ha radunato la squadra e l'ha portata a fare il giro d'onore intorno all'Olimpico per ringraziare i tifosi e infine ha accolto l'invito di Alessandro
Esposito, lo Slo (colui che si occupa dei rapporti tra club e tifoseria) della Roma, ad andare sotto la Curva Sud a prendersi gli applausi dei tifosi. Già, perché Gian Piero Gasperini in precedenza era rimasto in disparte, quasi timido e rispettoso dei sentimenti dei suoi giocatori e di quelli della gente giallorossa. Ed invece quando la curva ha chiesto proprio ad Esposito di portare l'allenatore lì sotto, al suo cospetto, allora Gasp ha accettato. Ed era felice, eccome se era felice, perché quel gesto è l'ultima crepa che ha fatto andare giù il muro (iniziale), quello della diffidenza. Ed allora via: balli, danze, tanti sorrisi e foto di rito per un momento che gli resterà per sempre impresso nella mente. Le promesse «Io sono piemontese, di scuola Juve, cittadino onorario di Bergamo e con nove anni di Atalanta alle spalle, un'acerrima nemica - dice a fine gara l'allenatore della Roma. Insomma, so che ero la persona meno adatta per entrare in sintonia con questa gente ma sono venuto qui per fare calcio e credo che i tifosi mi abbiano apprezzato per questo. Poi, è ovvio, contano i risultati. Ma aver conquistato la credibilità della gente vale più di uno scudetto».


Anche perché in molti a Roma qualche riserve se la sono tenuta fino in fondo, per farla poi crollare proprio ieri pomeriggio, a fine derby. I risultati, contano, è vero. E anche tanto. E questo Gasperini lo sa bene e da uomo scaltro e furbo qual è si è lanciato subito in una promessa: «Sono venuto qui per vince-re, mi sono dato tre anni per riuscirci». [...]

Un consenso, però, che Gasperini si è meritato eccome. E che ha consolidato proprio nell'ultimo mese, da quando i Friedkin hanno deciso di dargli pieni poteri, allontanando il senior advisor Claudio Ranieri. Da quella scelta il rapporto tra l'allenatore e la proprietà giallorossa è diventato ancora più stretto, più profondo, tanto che anche ieri prima della partita è stato Ryan Friedkin a parlare alla squadra. Un discorso che ha preceduto quello del tecnico e che era stato concordato proprio con lui. Ma soprattutto un discorso in cui Ryan - vicepresidente del club - si è detto soddisfatto per la stagione della squadra e per l'impegno messo fino a quel momento dal gruppo. Con la richiesta di dare il massimo nelle ultime due partite, ad iniziare proprio dal derby, l'obiettivo di dare un'ulteriore gioia alla tifoseria romanista. Missione poi puntualmente portata a compimento. «Quando la proprietà è presente diventa tutto più semplice - ha detto anche ieri Gasperini - Perché si ottengono risposte immediate e si possono prendere decisioni sul momento». Già, a differenza invece di quando i Friedkin sono lontano da Roma, dove spesso e volentieri bisogna aspettare risposte, consensi e autorizzazioni varie.

Ora bisognerà pensare al futuro. Che poi vuol dire il rinnovo di Dybala («C'è la volontà della società e quella del giocatore di arrivare a farlo e nel caso io sarei molto contento per lui e per tanti altri», il commento di Gasp), ma soprattutto la sfida di Verona. Perché poi il futuro vero passa proprio da li, da quella partita da vincere che da sola vale oltre cinquanta milioni, il minimo garantito dalla partecipazione alla prossima Champions. [...]

(gasport)