«Mancini resta», ci ha pensato Gasperini - in maniera netta -a togliere ogni dubbio sulla permanenza. Tante, forse troppe, le voci su Gianluca in questi giorni. All'Inter il giocatore non dispiace ma il prolungamento del contratto non è in discussione. I primi dialoghi sono stati positivi e non appena D'Amico salirà in sella firmerà il prolungamento fino al 2029 (con opzione per un altro anno), da limare solo alcuni dettagli economici ma la firma arriverà. Anche perché Mancini non ha intenzione di cambiare aria, è uno dei fedelissimi di Gasp che lo ha fatto esordire in Serie A a Bergamo e ora che lo ha ritrovato a Roma non vuole farselo scappare. È un punto fermo del pacchetto arretrato: solamente due le partite saltate in campionato, una per squalifica e l'altra per un problema fisico. Quattro i gol stagionali di cui due nel derby e un rendimento da top player. In rosa è il giocatore con il maggior numero di palloni intercettati (47, sesto in campionato) e rubati (76).
Secondo dietro all'amico Cristante per duelli aerei vinti (93). Difficile, quindi, immaginare una sua cessione. Dopo il naufragio di Pasqua a San Siro i Friedkin avevano annunciato una rivoluzione, volontà che si è scontrata con le idee di Gasperini che in più occasioni ha ribadito di voler ripartire dallo zoccolo duro. Niente stravolgi-menti, ma la conferma del nucleo storico e rinforzi per alzare l'asticella. Sono passati due mesi e il piano non è cambiato. Anche grazie a Mancini la Roma tornerà a giocare in Champions League a distanza di sette anni e lui la giocherà nella Capitale per la prima volta in carriera. L'unica delusione della sua annata è la mancata qualificazione al Mondiale e spera di poterci riprovare tra quattro anni. Il 13 luglio per Mancini partirà la nona stagione a Trigoria. Trecentodiciannove presenze con la maglia giallorossa e sedicesimo posto nella classifica dei giocatori con più partite giocate, una Conference League vinta nel 2022 e un legame con la tifoseria che ricorda quello con le vecchie bandiere. «Un romano nato a Pontedera», qualcuno lo ha definito così. [...]
(Il Messaggero)




