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Nazionale anno zero: si riparte da Mancini ct in missione Mondiale. Ranieri al suo fianco al posto di Maldini

29/07/2026 alle 09:05.
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Mettiamola così: la vita offre sempre una seconda opportunità. Cosa è la Nazionale per sfuggire a questa regola? Eccoci qui, rieccoci qui: Roberto Mancini è il nuovo/vecchio commissario tecnico dell'Italia. L'uomo che ha vinto l'Europeo 2021, ma pure quello che pochi mesi dopo ha fallito l'approdo al Mondiale 2022 e quello che dovrà riportare l'azzurro al Mondiale 2030. Il presidente del Club Italia e direttore tecnico, al posto del fu Paolo Maldini, che ha mollato prima di subito la baracca, è Claudio Ranieri. L'eterno Claudio, 74 anni, quello che — era il 10 giugno 2025 — disse no alla proposta di Gravina di allenare la Nazionale in virtù del contratto da senior advisor con la famiglia Friedkin e dunque con la Roma. E che adesso invece dice sì: a lui il compito, non semplice, di fare il dirigente e stavolta per davvero, non con quell'antipatico ruolo ibrido vissuto in giallorosso nell'ultima stagione. A lui anche l'onere di dialogare con i club, di tenere i rapporti con tutti gli allenatori (già, pure Gasperini) e i convocabili in giro per il mondo. Mancini e Ranieri avranno un contratto fino al 2030, la stessa durata di Maldini e Leonardo (e Pirlo). (...) Mancini dovrebbe attestarsi sotto i due milioni all'anno, Ranieri sotto il milione. A loro si aggiungerà la famosa terza figura: "Entro il fine settimana sarà comunicato il nome del dirigente delle nazionali, in stile Buffon e Riva, uomo a cui sarà affidato anche il coordinamento delle selezioni giovanili". In corsa ci sono Gianfranco Zola, col quale Malagò ha già parlato (ma che però non vorrebbe lasciare il ruolo di vicepresidente vicario della Lega Pro), e Beppe Bergomi. (...) E così ecco l'annuncio del numero uno Figc, arrivato durante la conferenza stampa, alle 14:50: "Non è venuto meno il concetto di nuova gestione del presidente del Club Italia e di direttore tecnico: mi serviva una persona con cui condividere la scelta", ha spiegato Malagò. Per Ranieri, che oggi rientrerà a Roma, una sfida che sa quasi di rivincita: lui che il dirigente, seppur in al tra forma, l'ha fatto solo la scorsa stagione, culminata con l'addio alla Roma a fine aprile dopo le rotture private e pubbliche con l'allenatore che lui stesso aveva scelto, Gasperini. Mancini e Ranieri, che ieri si sono confrontati ripetutamente, saranno presentati oggi pomeriggio in federazione alle 18.20. E inevitabilmente si tornerà a parlare, molto più che della striscia di 37 partite utili consecutive (record battuto solo da poco dalla Spagna di De La Fuente), dell'addio in direzione Arabia Saudita del 2023. Era la sera del 12 agosto quando da Mykonos Mancini spedì una pec alla Figc per comunicare le proprie dimissioni. L'estate scorsa Mancini si è scusato pubblicamente, ma è stato a lungo questo il motivo dell'ostracismo alla sua candidatura da parte della Lega di Serie A. Acqua passata o forse no. Di certo c'è che Mancini ha davanti a sé una montagna non semplice da scalare. (...) Mancano 58 giorni ma sembra domani. E la sfida che avrebbero dovuto affrontare Maldini, Leonardo e Pirlo: "Se tornassi indietro, rifarei tutto — ha detto Malagò —. Sono un fatalista, le cose succedono". Ora passerà la palla a Mancini, proprio come in campo: i due condividono la maglia del circolo dell'Aniene, di recente hanno vinto anche la Coppa Canottieri. "Siamo una coppia che nella vita è molto legata", aveva detto nei giorni scorsi proprio Mancini. E non ci sono dubbi.

(corsera)